CHIARA FUMAI, WITH LOVE FROM $INISTER > APALAZZO GALLERY


 

CHIARA FUMAI

With Love from $inster

 

Inaugurazione: Sabato 14 Dicembre ore 18
15 Dicembre 2013 – 15 Febbraio 2014
APALAZZOGALLERY | Piazza Tebaldo Brusato, 35 – 25121 – Brescia
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Testo critico di Francesco Urbano Ragazzi.

 

L’inferno sono gli altri, certo. Ma questo lo sapevamo già. È invece più difficile dire chi siano esattamente, questi fantomatici altri di cui parliamo. Non sarebbe altrettanto infernale scoprire che sono la nostra maschera, o peggio, il nostro specchio? In occasione della sua personale nelle sale di A Palazzo Gallery – With Love from $inister – Chiara Fumai presenta l’esercito di numerosissimi altri da cui è stata posseduta, dal 2007 ad oggi, durante performance, monologhi, invettive.
Gli infiniti alter ego che occupano le stanze della galleria, com’è evidente, sono sempre la stessa persona: l’artista. Non manca nessuna delle sue facce. C’è Zalumma Agra, la muta bellezza circassa che si esibiva in silenzio al Circo Barnum e che a dOCUMENTA(13) ha ritrovato le parole di Carla Lonzi e di Rivolta Femminile; Eusapia Palladino, cameriera pugliese analfabeta alle cui sedute partecipavano con convinzione -tra gli altri- Cesare Lombroso, i premi Nobel Marie e Pierre Curie, lo zar Nicola II di Russia; e ancora la guida terrorista che spiega col linguaggio dei segni i messaggi occultati nei dipinti della veneziana Fondazione Querini Stampalia (Premio Furla 2013). C’è spazio persino per due uomini, uno dei quali è un’assoluta new entry: il barone Julius Evola, dadaista, occultista, maschilista e filosofo italiano la cui ideologia viene stravolta in una serie di nuovi collage, e l’illusionista Harry Houdini, convertitosi al socialismo anarchico dopo l’incontro col fantasma di Rosa Luxemburg avvenuto presso la residenza estiva del Fiorucci Art Trust a Stromboli.
La lista è lunga. Gli spiriti che infestano A Palazzo Gallery potrebbero formare un piccolo manipolo rivoluzionario. Peccato nessuno di loro indossi la stessa divisa. C’è anzi da chiedersi che cosa li tenga assieme, oltre a una comune passione per gli abiti di Ksenia Schnaider. Se si volesse provare a dare una risposta apocrifa, cioè non approvata dall’artista, si potrebbe cercare in direzione del significato forse più laico che la parola $inister possiede. Oltre a evocare l’idea del sinistro nella sua forma duplice -del tiro mancino e della fascinazione luciferina- il termine è sinonimo di nascita bastarda. Il baton sinister è infatti un segno araldico che decora gli stendardi di alcune casate. Una striscia obliqua che, secondo gli storici, indica il ramo della discendenza originato da prole illegittima: il ramo occulto, o meglio occultato, cioè nascosto. La stessa obliquità, la stessa natura bastarda accomuna tutti i personaggi riuniti nella mostra: figli non voluti, inclassificabili e forse imbarazzanti. Luminose singolarità della storia umana, che spezzano la linea di discendenza dei padri e dei figli come fulmini a ciel sereno.
Anche se di figli minori stiamo parlando, non siamo di fronte a dei perdenti. I fenomeni da circo e le medium di Chiara Fumai hanno vissuto -e vivono ancora attraverso colei che li ha adottati- vite fantasmagoriche: vite che, diciamocelo chiaro, molti di noi si sognano. Sono tutte esistenze protagoniste di un fiammeggiante riscatto, possibile grazie al potere surrealista che hanno di guidare il proprio destino attraverso la truffa, la magia e il miracolo, senza percepirne differenza. Il loro dramma non è la sconfitta, quindi: è qualcos’altro.
Trattandosi di eroi irripetibili, soggetti eccentrici usciti dalla storia ancora prima di esserci entrati, non possono presentarsi né sotto forma di tragedia la prima volta, né sotto forma di farsa la seconda: non hanno modo di essere raccontati e sono costretti a fare di necessità virtù, traballando sempre tra il comico e il tragico. Sarà per questo che davanti alle opere in mostra non si è mai sicuri se si debba ridere, piangere o spaventarsi a morte, come se si fosse davanti a un sentimento nuovo, e quindi a un nuovo genere.
Si diceva poco più sopra, non manca nessuno dei volti dell’artista. Non manca nessuno, eppure tutti sono assenti, compreso il corpo della performer che con grande sforzo incarna tutte queste identità. Ma in questa mostra c’è qualcosa di più prezioso del puro essere-qui. Ogni opera esposta equivale a una piccola chiave che svela i trucchi e le fonti di cui Chiara Fumai ama servirsi. La sua presenza è occultata, questo è vero, ma per rivelare l’altra faccia del suo lavoro: il paesaggio dietro la star. Prendiamo i collage, ad esempio, che sono anche i bozzetti preparatori per molte performance; oppure i gimmick, le attrezzature da prestigiatore che in questo caso sono ben in vista davanti ai nostri occhi; e ancora gli abiti di scena e le scenografie.
Godetevelo il più a lungo possibile questo pezzo di verità che Chiara Fumai vi offre su di sé e la propria opera. Attraversando le sale della galleria è probabile che incontrerete presto la pelle dell’artista chiusa in una teca, abbandonata come dopo la muta di un serpente che ha già cambiato aspetto. Sarà in quel momento che vi renderete conto di essere rimasti soli nella stanza. Gli altri non ci sono.

 

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