DUPLEX: PARIS – ROME


Febbraio – Maggio 2014 // Cité Internationale des Arts, Paris

Settembre – Ottombre 2014 // AlbumArte, Roma

 

In epoca di mobilità e smaterializzaione, all’artista si richiede sempre più spesso di evocare la presenza dell’opera anche quando questa non c’è fisicamente. Il racconto, la rappresentazione, in alcuni casi l’affabulazione, diventano parte sempre più importante della nostra esperienza dell’arte.

Allora anche lo studio dell’artista è qualcosa che può esistere al di fuori dello studio stesso, in una dimensione che potremmo definire portatile. Può dislocarsi assieme all’artista attraverso le sue specifiche capacità e modalità di trasmettere immagini. È da questa coscienza che nasce Duplex: una sperimentale maratona di studio visit hors les murs.
L’esperimento è stato realizzato per la prima volta dal duo curatoriale Francesco Urbano Ragazzi, tra Febbraio e Marzo 2014, durante un periodo di residenza a Parigi all’interno del programma della Cité Internationale des Arts sostenuto dalla Mairie de Paris. Il progetto prosegue poi a Roma dove è prodotto da AlbumArte e co-curato dalla sua direttrice artistica Maria Rosa Sossai nell’ambito del gemellaggio culturale Tandem Paris-Rome promosso dall’Institut Français.
Ma torniamo a Parigi. Durante il periodo di residenza, il duo di curatori ha iniziato un’indagine sulla scena artistica della città. Ad indirizzarli nella ricerca sono arrivati i preziosi consigli di alcuni operatori del contemporaneo particolarmente attivi nel contesto parigino: Kathy Alliou – Capo Dipartimento dello sviluppo scientifico e culturale dell’École Nationale Superieure de Beaux Arts, Marianne Derrien – critica e curatrice indipendente, Elisabeth Lebovici – critica d’arte e docente presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales, Claire Le Restif – direttrice del Crédac Centre d’art contemporain d’Ivry, Christian Merlhiot – responsabile del Pavillon Neuflize OBC (Palais de Tokyo), Caroline Niémant – curatrice e fondatrice della rivista Peeping Tom, Chiara Parisi – direttrice dei programmi culturali della Monnaie, Jean-François Rettig – direttore de Les Rencontres Internationales.
Questi advisor d’eccezione hanno dunque segnalato ai curatori in residenza alcuni artisti, componendo così una cartografia prismatica che ha unito linee di ricerca profondamente differenti. A partire da queste segnalazioni ha avuto inizio una vera e propria maratona di studio visit. Maratona in senso mentale più che fisico, dato che gli incontri si sono tenuti tutti in uno stesso luogo: il bureau temporaneo dei curatori alla Cité Internationale des Arts, nel cuore del Marais.
L’inversione della studio visit -che ovviamente non ha escluso la prassi più tradizionale- rappresenta il tentativo di porre la narrazione reciproca al centro del rapporto tra artista e curatore, riposizionandola in una sorta di setting terapeutico. L’artista fuori dal proprio contesto di produzione, entra nello spazio del racconto: uno spazio scarno dove potersi autorappresentare nuovamente. Il curatore, non più ospite, scopre nuove modalità per accogliere, osservare, ascoltare, domandare, raccontare a sua volta i propri progetti e le proprie idee.
Nel corso di questi mesi, di pari passo con uno sguardo sul panorama artistico parigino, si è andato poi costruendo un percorso di affinità più profonde che evolverà in collaborazioni più a lungo termine.
Proprio in questo spirito, tra i più di 100 artisti incontrati dai due curatori, uno è stato selezionato per proseguire il dialogo all’interno di una residenza che si terrà a Roma nell’autunno prossimo nella sede appena inaugurata di AlbumArte.
L’artista in residenza, su invito della presidente Cristina Cobianchi e della direttrice artistica Maria Rosa Sossai, sarà Christine Rebet (1971), lionese di nascita e newyorkese di adozione. Rebet proseguirà il discorso intrapreso con i curatori attorno all’idea di spazializzazione del disegno. Il lavoro dell’artista francese ruota infatti attorno al disegno come strumento di lettura di forme traumatiche rimosse della storia, per poi tramutarsi in installazioni, sculture, animazioni e performance.
Apice del processo di ricerca e di scambio creativo sarà la mostra finale che aprirà le porte negli spazi di Flaminia 122 il prossimo ottobre.

 

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