PEEPING TOM’S DIGEST. Mohamed Bourouissa


 

(…) rivedere quella scena qualche giorno fa mi ha
ricordato il mio primo incontro con Mohamed Bourouissa, l’anno scorso. Prima che lui partisse per Filadelfia e prima di Charlie Ebdo.
All’epoca stava traslocando, perciò mi aveva dato appuntamento a casa di sua madre alla Défense: «Sono nato a Blida in Algeria, ma mi sono spostato presto con la mia famiglia. Sono cresciuto in una HLM di Courbevoie, una cittadina non lontano da qui: un posto tranquillo, un’adolescenza tranquilla. E da quando mia madre si è trasferita in questa casa ho sempre pensato che il palazzo fosse un po’ la versione anonima della Cité Radieuse di Le Corbusier». Un modo colto per ripetere quel “non è per niente male”.
«La cosa che mi convince meno del modo in cui i media hanno gestito il racconto delle periferie in questi anni è l’insistere sulla rabbia delle persone: mi sembra un sentimento infantilizzante, o da animali, che permette di ignorare le loro motivazioni ». È certamente per questo che in molte opere dell’artista tutto sembra congelato un attimo prima che qualcosa possa succedere oppure – ed è una possibilità di cui tenere conto – non succedere affatto.(…)

 
 
 

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