BLAZING QUASI-STELLAR OBJECT at CERN, Genève


Luca Pozzi
Blazing Quasi-Stellar Object
a cura di Francesco Urbano Ragazzi
Fermi Large Area Telescope Meeting – 29.03.2017
CERN Auditorium
 


 

Un convegno di astrofisica gamma e multi-messaggera condivide il palco con un artista contemporaneo. Verrà presentato il prossimo 29 Marzo al CERN di Ginevra “Blazing Quasi-Stellar Object”, un progetto di Luca Pozzi a cura di Francesco Urbano Ragazzi.
Occasione dello scambio è il Fermi Large Area Telescope (LAT) Spring Collaboration Meeting, incontro che riunisce più di 150 studiosi di Fisica da tutto il mondo che si danno appuntamento ogni anno per discutere le analisi dei dati raccolti dal telescopio spaziale Fermi. L’incontro del 2017 si terrà dal 27 al 30 Marzo nell’ Auditorium del CERN di Ginevra, proprio dove fu rivelata al mondo la scoperta del bosone di Higgs.
L’opera di Luca Pozzi si integra a questo contesto altamente specializzato attraverso una serie di interventi ambientali e performativi che trascendono lo specifico campo di speculazione scientifica, pur rimanendone estremamente fedeli. Da molti anni infatti l’artista italiano intrattiene un profondo dialogo con gli istituti più all’avanguardia nel campo della fisica teorica e sperimentale. L’invito arriva in questo caso da Luca Latronico e Nicolao Fornengo, esponenti di spicco nello studio delle astroparticelle per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).
Blazing Quasi-Stellar Object è dunque un’opera multimediale che si articola in una lecture-performance e nel suo complesso apparato scenico: dagli elementi scultorei che configurano il palco, alle animazioni trasmesse sul grande schermo dell’auditorium, fino alle immagini di sfondo sui laptop degli uditori.
All’inizio del summit, verrà donato a tutti i partecipanti lo screensaver The Big Jump Theory, disegnato dall’artista. Si tratta di un’animazione 3-D che traduce in forma di cartoon una teoria immaginaria ispirata in egual misura da congetture di gravità quantistica, dalla recente scoperta delle onde gravitazionali e dall’immagine dell’universo ricostruita attraverso la radiazione gamma raccolta dal Fermi-LAT.
Il punto di partenza dell’opera digitale è uno stato di vuoto, concepito da Pozzi come il famoso pattern a scacchi bianchi e grigi di Photoshop. Improvvisamente appare una scarpa da tennis del tutto particolare (Gravity shoe): una tecnologia primitiva e allo stesso tempo contemporanea per lo spostamento del corpo nello spazio, un oggetto energetico a metà tra il big bang e un mito cosmogonico. La dinamica del passo e il caricamento di un salto producono l’emersione di un universo ciclico che piega la superficie del vuoto e lascia spazio all’immagine del cielo visto dal Fermi Telescope.
Oltre che della comunità scientifica, The Big Jump Theory sarà a disposizione di tutti attraverso il web, essendo scaricabile gratis sul sito della NASA a partire dal primo giorno di meeting.
Altre pieghe nell’asse spazio-temporale del convegno sono rappresentate dalla serie di sculture Fingers crossed, pannelli in alluminio anodizzato che come dei diagrammi registrano la fluttuazione magnetica generata da coppie di palline da ping-pong colte nell’attimo prima della loro inevitabile collisione. Le sculture faranno da sfondo agli oratori che interverranno sul palco dell’auditorium.
Questi pattern pittorici sospesi a mezz’aria sembrano a loro volta richiamare in senso astratto il dipinto Bacco e Arianna di Tiziano, a cui Luca Pozzi dedica un’attenta disamina durante la lecture che presenterà sul medesimo palco. Attraverso un ricco apparato visivo composto da animazioni, video e slide, l’artista accompagnerà il pubblico di scienziati nella lettura del capolavoro tardo-rinascimentale, analizzando la complessa stratificazione di segni presenti nella trama pittorica. La coesistenza di storie, informazioni e piani temporali differenti avvicinerà il quadro alle frontiere dell’astrofisica cosiddetta multi-messaggera, approccio per il quale lo stesso evento cosmico viene captato da molteplici osservatori sensibili alle diverse emissioni di particelle associate all’evento, offrendo segnature sperimentali differenti ma un’interpretazione unificante del fenomeno.
L’incrocio interdisciplinare che caratterizza l’intera operazione, non si fonda tanto sull’analisi dei dati e l’acquisizione di un metodo, quanto su una radicale indagine estetica diretta alla natura dell’informazione. Che si tratti di pittura o di astrofisica, è infatti lo scambio di informazioni a determinare gli infiniti piani di realtà che la mente umana può immaginare.
Blazing Quasi-Stellar Object abita almeno due di questi piani: il primo è quello dell’Auditorium del CERN, fruibile in modo esclusivo solo dal gruppo di scienziati fisicamente presenti al Collaboration Meeting, il secondo è quello parallelo della dimensione mediatica in cui trova spazio la documentazione rielaborata di quanto accaduto. È in questo secondo senso che il progetto si inscrive in The Internet Saga, piattaforma di ricerca artistica nella società dell’informazione diretta dal duo curatoriale Francesco Urbano Ragazzi. Quarto episodio della Saga iniziata a Venezia nel 2015, il racconto di Blazing Quasi-Stellar Object si svilupperà così sui canali social della piattaforma per poi traghettare sul sito web di Fermi della NASA ed espandersi attraverso vie di comunicazione non ancora sondate.

 


© ph. Cosimo Filppini
  


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