JONAS MEKAS @ MMCA Seoul


MMCA – National Museum of Modern and Contemporary Art Seul è orgoglioso di presentare la prima retrospettiva istituzionale in Asia del filmmaker e poeta Jonas Mekas, pilastro del cinema indipendente americano.
Curata da Francesco Urbano Ragazzi e Eunhee Kim, Again, Again It All Comes Back to Me in Brief Glimpses apre al pubblico dal 8 Novembre 2017 al 4 Marzo 2018. Oltre a presentare un’ampia selezione di opere tale da coprire la sessantennale carriera dell’artista, la mostra si propone di leggere il lavoro del filmmaker lituano come un esercizio di resistenza alla brutalità umana, una ricerca della felicità che resta necessaria nell’incertezza del presente.
L’opera di Jonas Mekas è un inno alla vitalità del quotidiano. Nei suoi film la cinepresa diventa un diario dove l’autore registra i frammenti di intensità della propria esistenza – gli incontri con gli amici Warhol, Ginsberg o Yoko Ono, un fiore, un gatto, l’energia di un canto – e li restituisce in un montaggio non narrativo che si avvicina alla poesia. Seguendo le pagine di questo diario, la mostra all’MMCA Seoul mira a tracciare le tappe fondamentali nella vita di chi le ha scritte, in un mosaico vertiginoso di immagini che tornano a combinarsi in significati nuovi.

Nato a Semeniškiai nel 1922, Jonas Mekas sperimenta poco più che ventenne l’orrore della guerra. Nel 1944 viene segregato dai nazisti nel campo di prigionia di Elmshorn con il fratello Adolfas, per poi essere trasferito nei campi profughi di Wiesbaden e Kassel alla fine del conflitto. Quest’esperienza di assoggettamento risuona in The Brig (1964), che varrà all’artista il leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia. Nella mostra, quest’opera cruda è associata in maniera inedita a Destruction Quartet (2006), un video su quattro canali in cui sono affiancati il crollo delle Twin Towers e la demolizione di un pianoforte nella nota performance di Nam June Paik: una testimonianze di come il cinema della felicità che Mekas realizza dalla fine degli Anni ’60 sia una delicata risposta all’enigma sempre presente della violenza.
Emigrato negli Stati Uniti nel 1949, dopo pochi mesi Mekas compra la sua prima Bolex. Di lì a poco fonda la rivista Film Culture e firma la rubrica Movie Journal sul Village Voice. Contemporaneamente realizza le sue prime pellicole, diventando il catalizzatore di una generazione di cineasti riunita sotto il nome di New American Cinema Group (1960) e organizzata attorno alla Filmmakers’ Cooperative (1961) e all’Anthology Film Archives (1970). In una carrellata di 120 fotografie, la mostra all’MMCA testimonia non solo l’influenza che Mekas ha nella storia del cinema, ma anche il suo legame con la Factory di Warhol e il movimento Fluxus di Maciunas. Ne emerge il ritratto di un viaggiatore instancabile, in grado di trasformare lo sradicamento in spinta cosmopolita ben prima dell’avvento della globalizzazione. Lo si vede nel film Travel Song (1981) qui esposto nella forma di un quartetto.
Spirito di una perpetua avanguardia, l’opera di Mekas non può essere limitata a una sola epoca, ma si evolve con l’evolversi del mezzo cinematografico. Nel 2006, pochi mesi dopo il lancio di YouTube, l’artista trasferisce il suo diario su Internet, comprendendo prima di molti il futuro delle immagini in movimento. Nel 2007 realizza 365 Day Project, che all’MMCA viene presentato su dodici monitor. Si tratta di una titanica performance filmica durante la quale il cineasta realizza e posta sul suo canale un film per ogni giorno di quell’anno. Ancora oggi il progetto prosegue a cadenza meno serrata.
Unità di misura dell’opera di Mekas è insomma la vita, che si muove e rinasce al ritmo del cinema. Vita che si fa immagine, come nei 768 film-still stampati sulle monumentali vetrate di In an Instant It All Came Back to Me (2015). “Le immagini sono reali!” esclama l’artista in Outtakes From The Life of a Happy Man (2012). In questa lunga ricerca del paradiso terrestre, le immagini sono reali.


In concomitanza con la mostra, verrà pubblicato un catalogo con testi di: Bartomeu Marí, Paul Adams Sitney, Pip Chodorov, Eunhee Kim, Jonas Mekas, Amy Taubin, Hans Ulrich Obrist, Francesco Urbano Ragazzi.

 
 
 

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