Six Doors – Centre d’Art Contemporain Genève

 
https://5e.centre.ch/works
 

 

Il Centre d’Art Contemporain di Ginevra apre le porte del suo quinto piano. Una nuova fase, o meglio, un nuovo livello dell’istitutzione dedicato all’arte online.
 
Ma come dovrebbero essere le porte di questo spazio? Come dei cancelli, dei portali, delle pale d’altare o qualcosa di completamente diverso? Il duo curatoriale Francesco Urbano Ragazzi ha invitato a rispondere sei artisti che attraverso la loro pratica riflettono sulla materialità delle immagini in movimento. Come porte girevoli, i lavori di Sophia Al-Maria, Cheryl Donegan, Sabrina Röthlisberger, Johanna Bruckner, Hyunjin Bek, and Shadi Habib Allah ruoteranno con cadenza mensile sul sito del Centre d’Art Contemporain di Ginevra.
 
Le immagini sono diventate porte. E’ evidente dalle loro proporzioni: se filmare in verticale era un taboo fino a cinque anni fa, 9:16 è al momento uno dei più diffusi formati sui social media. Con riorientamento significativo, se non una rivoluzione, della visione umana. E tuttavia la verticalità non è nuova nella storia del cinema. Dalle origini del film, ha ispirato molti autori, teorie e opere:
dalle collotopie animate di Eadweard Muybridge alla Symphonie Diagonale di Viking Eggeling, dalle dissertazione di Sergej Ėjzenštejn contro la standardizzazione dei formati di schermo all’attacco verticale di poeasia che Maya Deren metteva in opposizione al più convenzionale attacco orizzontale del dramma. Ciò che ora sembra esssere nuovo è il fatto che lo spettatore è chiamato più insistentemente chiamato a entrare personalmente in queste porte-immagini. Attraverso questi spiragli, per esempio, i partiti populisti chiedono di abbracciare il loro infinito gioco di propaganda, gli influencer invitano a seguire i lori stili di vita sponsorizzati, e così via, almeno fino a quando la realtà ancora una volta esplode tragicamente, come nel caso della sparatoria in diretta di Alton Sterling nel 2016.
 
Per accedere a queste immagini in maniera onesta invece che restare impotenti sulla soglia, è richiesto un attivismo visivo. Gli artisti che hanno preso parte a questo progetto esplorano diverse strategie possibili. Alcuni di loro ci spingono a sviluppare un’ecologia visiva, lavorando sulla ricircolazione di materiali obsoleti: altri ci invitano ad una nuova prospettiva sulla natura che ibrida paesaggio e ritratto. Controvertendo la visione panoramica umana, alcuni lavori suggeriscono come le macchine potrebbero vedere il mondo, altri aiutano ad analizzare le condizoni per nuove forme di intimità, generpsità e comunità. Indotti dal design delle nuove tecnologie portatili, questi video verticali possono andare alle radici di un gesto creativo che ci porta da qualche parte tra piante rampicanti e pagine scritte, macchina da presa e schermo, il Quinto Piano e le sue Sei Porte.

 

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